
Era novembre, un sabato mattina. Il Salone Comunale di Bollengo, vicino a Ivrea, pieno di sedie e di persone con il Parkinson, con accanto mariti, mogli, figli. Il titolo del mio intervento era «Rabbia, Paura, Amore».
Per prepararlo, nelle settimane prima, avevo letto due libri uno dopo l'altro. Li avevo riempiti di sottolineature, sul telefono, la sera tardi.
Il primo è Quando il corpo dice no di Gabor Maté, un medico canadese che ha passato una vita accanto a persone con malattie gravi.
Il secondo è Come sono fatte le emozioni di Lisa Feldman Barrett, una neuroscienziata che da trent'anni studia come il cervello costruisce quello che proviamo.
Un medico e una scienziata. Due strade diverse.
E alla fine, la stessa frase scritta in due lingue diverse.
La frase che mi ha fermato
A pagina 18 Maté scrive una cosa semplice, quasi detta sottovoce:
«In contesti importanti delle loro vite, quasi nessuno dei miei pazienti con una malattia seria aveva mai imparato a dire di no.»
Mi sono fermato lì. Ho chiuso il libro e sono rimasto qualche minuto a guardare il soffitto.
Perché quella frase la conoscevo. L'avevo sentita, con parole diverse, da centinaia di persone sedute davanti a me in sessione. «Non riesco a dire di no.» «Mi sento in colpa se penso a me.» «Devo occuparmi di tutti.»
Poco più avanti, a pagina 35, Maté racconta cosa succede a chi da piccolo ha dovuto mettere da parte i propri bisogni per occuparsi di quelli degli altri. Lo stress che ne nasce, scrive, diventa invisibile:
«Alla fine, avere dei bisogni insoddisfatti o dover soddisfare i bisogni degli altri non viene più esperito come stressante. Sembra normale. Si è disarmati.»
Sembra normale.
Dire sempre sì.
Tenere tutto dentro.
Essere quella su cui tutti possono contare, sempre, anche quando sei stanca morta.
Non lo senti nemmeno più come un peso. Ti sembra semplicemente come sei fatta.
Quello schema che sembra il tuo vero io
C'è un'altra frase di Maté che ho sottolineato due volte. A pagina 14 parla degli stress nascosti che ognuno di noi genera a partire dalla propria programmazione primaria:
«uno schema così profondo e sottile che viene percepito come parte del nostro vero io.»
Ecco il punto.
Quando qualcosa lo hai imparato da piccolissima, non lo ricordi come una cosa imparata. Lo vivi come una cosa tua. Come il colore degli occhi.
Maté lo racconta anche di sé. Da bambino, a Budapest durante la guerra, aveva capito presto che sua madre non poteva reggere anche il suo dolore. E scrive, a pagina 23:
«Imparai presto che dovevo sudarmi l'attenzione, gravare su mia madre il meno possibile e che era meglio che la mia ansia e il mio dolore venissero soppressi.»
Cinquant'anni dopo, da medico affermato, si accorge che quel riflesso è ancora lì. Identico. A pagina 22 lo chiama così:
«Quella repressione era un ricordo, una riedizione di una dinamica che era stata scolpita nel mio cervello in via di sviluppo prima che potessi esserne consapevole.»
Un ricordo. Tienila a mente questa parola, perché fra poco torna.
Il secondo libro: le emozioni si imparano
Lisa Feldman Barrett apre il suo libro con un ricordo personale. Sta guardando in televisione il governatore del Connecticut che parla dopo la strage in una scuola. A un certo punto la voce di lui si incrina, e lei sente lo stomaco chiudersi e gli occhi riempirsi di lacrime.
Sembra la cosa più naturale del mondo. Un'emozione che scatta, come un interruttore.
E invece, a pagina 23, scrive una cosa che a me ha cambiato il modo di guardare il mio lavoro:
«ho provato tristezza, in quel momento, perché, essendo cresciuta in una certa cultura, ho imparato, molto tempo fa, che la "tristezza" è qualcosa che può verificarsi quando certe percezioni somatiche si associano a una terribile perdita.»
Imparato.
Per Barrett il cervello lavora in anticipo. Usa tutto quello che hai vissuto prima per prevedere cosa sta succedendo adesso, e prepara il corpo di conseguenza. Il battito, il respiro, la tensione nelle spalle arrivano prima ancora che tu ci pensi.
Il cuore che accelera quando arriva quel messaggio. La gola che si chiude quando qualcuno alza la voce. Il sì che esce da solo, mentre dentro era un no.
Sono previsioni. Il tuo cervello ha guardato nel passato, ha trovato una situazione che somigliava a questa, e ha deciso in un attimo: pericolo.
Due libri, la stessa verità
Messi uno accanto all'altro, questi due libri mi hanno detto la stessa cosa da due lati diversi.
Quello che senti oggi non nasce oggi.
Maté lo dice da medico, a pagina 48: ogni evento stressante «è sperimentato nel presente, ma ha anche una sua risonanza con il passato». E la definizione di cosa è stressante, aggiunge, «dipende dal sistema processore che gli assegna un significato».
Barrett lo dice da scienziata: il cervello costruisce quello che provi a partire da ciò che ha imparato.
Se da bambina hai imparato che dire di no significava perdere l'amore, oggi il tuo corpo si irrigidisce davanti a un no. Anche quando nessuno ti minaccia. Anche se hai cinquant'anni, un lavoro, dei figli, una vita che ti sei costruita da sola.
A pagina 57 Maté descrive proprio questo: quando passato e presente si confondono, scrive, «percepiremo una perdita o una minaccia di perdita laddove non ne esiste alcuna».
Una minaccia che non esiste. Ma il corpo la sente, e reagisce come se ci fosse.
Non c'è nulla di sbagliato in te
Qui voglio fermarmi un momento, perché è la cosa che mi preme di più.
Quando una persona arriva da me dicendo «non volevo reagire così», quasi sempre dietro c'è un'altra frase, più silenziosa: «c'è qualcosa di sbagliato in me».
Leggendo questi due libri ho trovato le parole per dirlo con ancora più chiarezza.
Il tuo sistema ha fatto esattamente quello per cui è fatto. Ha imparato. Ha imparato benissimo, in un momento della tua vita in cui quella strategia ti proteggeva. Dire sempre sì, da bambina, era il modo più sicuro per restare amata.
Non c'è nulla di sbagliato in te. C'è un'informazione vecchia che continua a lavorare come se fosse ancora vera.
Maté stesso, a pagina 19, mette in guardia dal far sentire le persone in colpa per quello che vivono: il rischio, scrive, è che oltre al peso di ciò che sta attraversando, la persona «si senta biasimata per essere la persona che è». Questo vale per tutti noi.
Dove avviene il cambiamento
C'è una frase che Maté scrive a pagina 55, e accanto, un anno fa, avevo lasciato un mio commento. La frase dice che, proprio come animali da laboratorio incapaci di fuggire, «le persone si ritrovano intrappolate in stili di vita e schemi emozionali nemici della loro salute».
Il mio commento, scritto di getto sul telefono, era questo:
«Il fatto di non poter scappare non significa che non si possa modificare la nostra percezione. Cambiando le fondamenta cambia la percezione e ci si destressa.»
Rileggendolo oggi, mi accorgo che lì c'era già tutto.
Le fondamenta sono la base informativa: la memoria delle esperienze passate su cui il cervello costruisce le sue previsioni. È come un grande armadio pieno di cassetti. Davanti a una situazione nuova, il cervello ne apre uno, quello che somiglia di più, e da lì decide come reagire.
Durante le sessioni che facciamo insieme avviene un Riequilibrio Informazionale.
I fatti del passato restano quelli. Quello che è successo è successo. Ma il tuo sistema non li legge più nello stesso modo, e non fanno più male. Quel fuoco si è spento, e adesso il tuo sistema lo sa.
E quando cambia quello che il cervello si aspetta, cambia la previsione.
Il no non è più un pericolo.
Il messaggio del capo è solo un messaggio.
La voce alzata di qualcuno è solo una voce.
Le reazioni cambiano da sole, in un'evoluzione naturale, senza sforzo. Spesso le persone se ne accorgono dopo, quasi per caso: «È arrivata quella telefonata e io ero tranquilla. Me ne sono resa conto solo la sera.»
È così che il tuo sistema di protezione si permette di uscire dalla paura e dallo stress, ed entrare nel Flow.
Una domanda, prima di salutarci
Maté, nel suo libro, pone una domanda a quasi tutte le persone che intervista. Anche io la faccio spesso, all'inizio di un percorso. Te la lascio qui:
Quando da bambina eri triste o arrabbiata, con chi ne parlavi?
Prenditi il tempo che ti serve per rispondere. Non c'è una risposta giusta.
Se la risposta è «con nessuno», allora hai imparato a tenere tutto dentro. Era l'unica cosa che potevi fare, e l'hai fatta bene.
Adesso puoi scegliere altro.
Se vuoi capire meglio come funziona, ho scritto una guida gratuita, «Prima reagivo. Adesso scelgo.». Ti spiego cos'è il Riequilibrio Informazionale e come funziona, e come grazie al Riequilibrio Informazionale è possibile uscire dalla paura e dallo stress. Dentro ci sono anche le storie vere di alcune persone e del loro cambiamento.
Un abbraccio,
Andrea
Le citazioni sono tratte da Gabor Maté, «Quando il corpo dice no. Il costo dello stress invisibile», Il Leone Verde, 2019, e da Lisa Feldman Barrett, «Come sono fatte le emozioni. La vita segreta del cervello», Giunti, 2023. I numeri di pagina si riferiscono alle edizioni digitali italiane.