Paure ed emozioni
Quando trattieni la rabbia e finisci per prendertela con te stesso
Un racconto personale su una rabbia trattenuta che diventa senso di colpa e, nel tempo, può trasformarsi in motivazione.
Mi capitava di lavorare anche nel weekend per portare avanti un progetto. E di sentirmi dire, qualche settimana dopo, che iniziavo tante cose senza finirne nessuna.
Ti racconto come succedeva.
Lavoravo con partita IVA per un unico committente. Nella quotidianità era come essere un dipendente: era lui a stabilire i giorni in cui lavoravo, le ferie e le priorità. In dodici anni avevo fatto ferie soltanto due volte.
Il venerdì mi chiedeva di preparare i progetti per la settimana successiva. Io preparavo tutto, a volte cominciavo già nel fine settimana.
Poi arrivava il lunedì e, puntualmente, le priorità cambiavano. Bisognava occuparsi di altro e quei progetti venivano messi in pausa.
Solo che, qualche settimana dopo, mi chiedeva perché non li avessi ancora finiti. Proprio quelli che avevo messo in pausa per seguire le altre priorità che mi aveva dato lui.
E tornava quel giudizio: inizi tante cose e non ne finisci nessuna, sei troppo lento.
Il dubbio che avesse ragione
Io sapevo che le indicazioni erano cambiate. Eppure quella frase mi colpiva in un punto preciso, perché una parte di me ci credeva già.
Sentirmelo dire da qualcuno aveva un peso. Il problema era che allora avevo il dubbio che avesse ragione. Inoltre, per me lui era una figura di riferimento e questo rendeva quel giudizio ancora più pesante.
Mi accorgevo di quanto finissi per prendermela con me stesso e di quanto assumessi su di me la colpa di non riuscire a fare TUTTO quello che veniva richiesto. Ma allora non sapevo ancora come uscirne.
Anche dopo che finì il rapporto, mi rimase addosso l’idea di essere quello che non portava a termine le cose.
È un passaggio su cui oggi mi soffermo.
Un progetto era rimasto incompleto, ma dentro di me quella situazione diventava qualcosa di molto più grande. Finiva per confermare un dubbio su ciò che ero io.
Quando succede, può diventare difficile guardare una situazione per quello che è. Ci sono richieste, indicazioni e decisioni prese da persone diverse. Eppure possiamo ritrovarci a sentire tutto come una nostra mancanza.
La rabbia che ho riconosciuto anni dopo
In quel rapporto credevo di non potermi permettere di arrabbiarmi.
Ma la delusione e la rabbia c’erano.
Lo scoprii anni dopo: erano rimaste dentro, trasformandosi in frustrazione, senso di colpa e in quel dubbio su di me che si rafforzava e alimentava tutto.
Questo è il modo in cui oggi riconosco ciò che stavo vivendo. Allora era molto più evidente la sensazione di non riuscire a fare abbastanza.
Per questo, quando parlo di rabbia, penso anche a situazioni come quella.
A una persona che continua a lavorare, cerca di rispondere alle richieste e intanto si sente sempre meno capace. E sempre più appesantita. Quasi come se si trovasse in un labirinto senza uscita.
A quanto può essere difficile accorgersi di essere feriti quando si è già convinti di essere in colpa e si copre la ferita.
Nel mio caso, il giudizio che ricevevo trovava dentro di me un senso di colpa a cui aggrapparsi. E io finivo per rivolgere contro me stesso anche ciò che mi faceva male in quel rapporto, senza sapere che potevo risolvere quella ferita e cambiare il modo in cui mi guardavo.
Distinguere ciò che era mio da ciò che apparteneva agli altri
Quando ho cominciato a togliere il senso di colpa e a vedere quella ferita, ho imparato a distinguere ciò che era mio da ciò che apparteneva agli altri. Ho potuto riconoscere meglio le mie responsabilità e quelle degli altri, senza trasformarle in un giudizio sul valore di nessuno.
Le priorità erano state cambiate. I progetti erano stati messi in pausa per seguirne altre. Questo faceva parte di ciò che era successo e aveva un peso nel capire perché quei lavori fossero ancora incompleti.
Anche le mie responsabilità potevano essere guardate dentro quella situazione concreta. Prendermi la colpa di tutto rendeva più difficile distinguerle.
Per me, riconoscere questo passaggio è stato significativo.
Potevo guardare cosa fosse stato fatto e cosa fosse rimasto da fare, senza trasformare ogni progetto incompleto in una conferma di quel giudizio su di me.
Quell’energia oggi alimenta la mia motivazione
Quella distinzione mi ha permesso di riconoscere una rabbia che per anni avevo rivolto contro me stesso. E, grazie a quel riconoscimento, l’ho trasformata in un’energia che oggi alimenta la mia motivazione.
Me ne accorgo nel modo in cui vivo i miei progetti.
Prima, quando iniziavo qualcosa di nuovo, tornavano frasi come: «Non lo porterai mai a termine. Lascia stare, che è meglio».
Oppure, man mano che andavo avanti, sentivo arrivare una stanchezza accompagnata da quel pensiero: «Tanto non serve a niente».
Quell’energia finiva per togliermi la motivazione di continuare.
Oggi alimenta la mia voglia di portare avanti i progetti e di lavorare con le persone. Anche quando incontro delle difficoltà, sento di poterle affrontare e so che porterò a termine ciò che sto facendo.
Quando parlo di Alchimia della Rabbia, penso anche a questo: riconoscere ciò che mi ferisce, vedere come finisco per rivolgerlo contro di me e trasformare quell’energia, cambiando il modo in cui mi guardo e mi giudico.
Oggi riconosco questo modo di prenderci la colpa di tutto anche nei racconti delle persone che lavorano con me. È un punto su cui possiamo lavorare insieme.
Che cosa succede dentro di te?
Se ti ritrovi in qualcosa di questo racconto, puoi partire da una situazione precisa.
Una frase che ti è rimasta addosso, una richiesta alla quale sentivi di non riuscire a rispondere, un momento in cui hai cominciato a prendertela con te stesso.
Che cosa era successo?
Quali decisioni dipendevano da te?
E quale idea di te stesso si era fatta sentire?
Sono domande che possono aiutare a guardare separatamente ciò che è accaduto e il significato che gli abbiamo dato.
Per me, riconoscere quella differenza ha significato anche vedere dove stavo rivolgendo la mia rabbia e come stava influenzando ciò che credevo di poter fare.
Ti è mai successo qualcosa di simile?
Quando sentivi di non poter esprimere la tua rabbia, che cosa succedeva dentro di te?
Raccontalo solo se ti va.
Ti è mai successo qualcosa di simile? Quando sentivi di non poter esprimere la tua rabbia, che cosa succedeva dentro di te? Raccontalo solo se ti va.
Se desideri conoscere il lavoro che propongo su questo tema, trovi maggiori informazioni nella pagina di Alchimia della Rabbia.