Parole e percezione
Vediamo quello che ci aspettiamo di vedere
Non vediamo la realtà, ma ciò che ci aspettiamo. Come l'abitudine dello sguardo restringe la vita, e come si può imparare a vedere di nuovo.
Crediamo di vedere la realtà. In verità, la maggior parte del tempo, vediamo ciò che ci aspettiamo di vedere.
Non è un difetto. È il modo in cui funziona la mente. Solo che, quando non lo sappiamo, quel meccanismo finisce per governarci. E ci fa vivere dentro una realtà molto più stretta di quella che potremmo abitare.
La mente lavora per abitudine
Ogni giorno riceviamo una quantità enorme di informazioni. Troppa per essere elaborata tutta. Così la mente prende una scorciatoia. Anticipa. In base a ciò che ha già visto in passato, decide in anticipo cosa troverà, e quasi sempre lo trova.
Immagina la struttura del cervello come una rete di strade. Alcune sono grandi autostrade, percorse migliaia di volte, che portano rapide da un punto all'altro. Altre sono sentieri poco battuti. Quando arriva un'informazione nuova, la mente la fa scorrere lungo le autostrade che conosce già. È veloce, è comodo. Ed è il motivo per cui tendiamo a rivedere sempre le stesse cose.
C'è un dettaglio che mi ha sempre colpito. In certi test di percezione, chi ha meno esperienza di un ambito a volte nota ciò che un esperto non vede. Non perché sia più bravo. Perché non ha ancora costruito l'autostrada che gli dice in anticipo cosa aspettarsi. Guarda davvero, invece di riconoscere.
Ci aspettiamo il passato
Questo vale per gli oggetti. Ma vale ancora di più per le persone e per la nostra vita.
Se in passato ti sei sentita tradita, i tuoi occhi cercheranno segni di tradimento anche dove non ci sono. Se hai imparato che l'amore fa male, riconoscerai il dolore molto prima della tenerezza. Se ti sei convinta di non valere, ogni situazione ambigua verrà letta come una conferma.
Non è che tu sia negativa o sfortunata. È che stai percependo il presente attraverso le mappe del passato. E poiché vedi ciò che ti aspetti, continui a raccogliere prove di un mondo che, in parte, sei tu a ricostruire ogni giorno.
Non è la realtà. È la tua lettura della realtà
Qui c'è il passaggio che, nel mio lavoro, cambia tutto.
Tra ciò che accade e ciò che vivi, non c'è un collegamento diretto. In mezzo c'è la tua interpretazione. C'è la base di informazioni da cui parti, quella che decide quali autostrade la tua mente percorrerà. Cambia quella base, e cambia ciò che percepisci. Cambia ciò che percepisci, e cambia la realtà che vivi.
Non sto dicendo che i fatti non esistono. Sto dicendo che i fatti sono molti di più di quelli che riesci a vedere quando guardi sempre attraverso lo stesso filtro. Ci sono possibilità, aperture, persone, occasioni che sono lì, davanti a te, e che semplicemente non percepisci perché non sei abituata a cercarle.
Il filtro cancella soprattutto le cose belle
C'è un dettaglio che quasi nessuno considera. Il filtro non lavora solo aggiungendo. Lavora soprattutto togliendo.
Se sei convinta di non essere amabile, non vedrai la persona che ti guarda con affetto. La mente la scarterà come un'eccezione, un caso che non conta. Se sei convinta che nel tuo lavoro non ci siano possibilità, non noterai l'apertura che ti passa accanto, perché non rientra in ciò che ti aspetti.
Il dolore che già conosciamo ci sembra sempre più credibile della gioia che non abbiamo ancora imparato a vedere. E così continuiamo a raccogliere prove di ciò che temiamo, mentre ciò che desideriamo resta lì, invisibile, non perché non esista, ma perché non lo stiamo cercando.
Cambiare filtro non è pensare positivo
Voglio essere chiaro, perché è un punto delicato.
Non ti sto dicendo di ripeterti che va tutto bene, o di sorridere davanti a ciò che fa male. Quello è solo un altro filtro, appiccicato sopra il primo. Non serve, e a lungo andare stanca.
Il lavoro è diverso e più profondo. Non è convincerti di vedere cose belle. È tornare a guardare senza l'automatismo che decide in anticipo cosa troverai. È allargare la base da cui parti, così che la realtà possa mostrarti anche ciò che, fino a ieri, il tuo sguardo tagliava fuori.
Si può imparare a vedere di nuovo
La buona notizia è che quel filtro non è fisso.
Il primo passo è il più semplice e il più difficile insieme: sapere che c'è. Ricordarti, nei momenti in cui una situazione ti sembra ovvia e chiusa, che forse stai vedendo un'autostrada, non l'intero paesaggio. Che la lettura che ti sembra la realtà è solo una delle letture possibili.
Da lì puoi fare una domanda diversa. Non solo cosa sta succedendo, ma anche: cosa non sto vedendo, perché non sono abituata a vederlo? Cosa vedrebbe qui una persona con una storia diversa dalla mia?
All'inizio è un esercizio faticoso. Poi, con la pratica, diventa un modo nuovo di stare al mondo. Più aperto, più curioso, meno prigioniero di ciò che credi di sapere già.
Uno sguardo più libero
Cambiare il modo in cui percepiamo non è un trucco per pensare positivo. È restituire alla realtà tutta la sua ampiezza, quella che le abitudini dello sguardo le avevano tolto.
Perché la realtà, quasi sempre, è più ricca di ciò che ci aspettiamo. E molte delle cose che desideriamo sono già lì. Aspettano solo che smettiamo di guardare nel modo di sempre.
Quante volte hai scambiato ciò che ti aspettavi di vedere per la realtà?
Se vuoi cambiare la base da cui percepisci te stessa e la realtà, Cominciare dal Cuore è il lavoro che facciamo insieme, proprio lì dove nascono le tue interpretazioni.