Identità e autostima
Gaia e la sua voce interiore
Ritrovare la voce interiore che a un certo punto abbiamo smesso di ascoltare. La storia di Gaia e il movimento che riporta al proprio sentire.
Gaia è arrivata da me in un momento di fragilità.
Non cercava qualcuno che le dicesse cosa fare. Ne aveva già avuti tanti, di consigli. Cercava qualcosa di più difficile da trovare: la propria voce, quella che a un certo punto della vita aveva smesso di sentire.
Il lavoro, poi, lo ha fatto lei. Io ho avuto un compito più semplice del suo. Aiutarla a ritrovare il suo centro e il suo sentire, così che potesse riconoscere di nuovo la voce che aveva dentro.
Che cos'è la voce interiore
Non parlo di intuizioni misteriose o di messaggi dall'alto.
Parlo di qualcosa che conosci bene, anche se magari lo chiami in un altro modo. È quella sensazione precisa che, in certi momenti, sa già la risposta. Prima dei ragionamenti, prima delle liste dei pro e dei contro, prima di chiedere agli altri cosa ne pensano.
È la parte di te che, quando la ascolti, ti fa sentire allineata. E che, quando la tradisci, lascia sempre un piccolo rumore di fondo. Un disagio che non se ne va, anche quando razionalmente avevi tutte le ragioni.
Quella voce non è più intelligente delle altre. È solo più tua.
Perché smettiamo di sentirla
Da bambini quella voce era chiarissima. Sapevamo cosa ci piaceva, cosa ci faceva paura, di chi fidarci. Poi, crescendo, abbiamo imparato a coprirla.
Abbiamo imparato ad ascoltare prima la voce degli altri. Cosa è giusto, cosa conviene, cosa si aspettano da noi. Un poco alla volta, per essere accettati, per non deludere, per stare al sicuro, abbiamo abbassato il volume di quella voce interiore fino a non distinguerla quasi più.
Non è successo per debolezza. È successo perché a un certo punto sembrava più sicuro affidarsi a fuori che a dentro. Il prezzo, però, lo conosci. È quella sensazione di vivere una vita che va avanti, ma che non senti del tutto tua.
Cosa è cambiato per Gaia
Quando Gaia ha ritrovato il contatto con la sua voce, mi ha detto una cosa che ricordo bene.
Ha detto che, da quel punto, tutto il resto la toccava in modo diverso. Non che i problemi sparissero. Ma smettevano di travolgerla. Diventavano qualcosa su cui lavorare, non qualcosa che la piegava. Non si sentiva più sottomessa a ogni giudizio, a ogni umore altrui.
Poi ha aggiunto un pensiero che porto ancora con me. Ha detto che se fossimo davvero in contatto con noi stessi, creeremmo intorno a noi un mondo pieno di possibilità, di condivisione, di amore, di sintonia. Tutto quello che ci hanno insegnato a credere fuori portata.
L'ha capito lei, non io. E l'ha capito perché aveva ricominciato a sentirsi.
Il prezzo di non ascoltarla
Quando tradiamo a lungo la nostra voce interiore, il conto arriva sempre. Non con un colpo solo, ma con una lenta perdita di senso.
Ti ritrovi a fare scelte che sulla carta sono giuste, e dentro le senti sbagliate. Costruisci una vita che gli altri approvano, e in cui tu non ti riconosci del tutto. Dici sì quando vorresti dire no, resti dove vorresti andartene, rimandi ciò che conta perché non è il momento, e il momento non arriva mai.
Non è depressione, non è pigrizia. È il segnale di una voce che continua a chiamare e che non viene ascoltata. Quel disagio non è il tuo nemico. È il tuo alleato più fedele. È la parte di te che si rifiuta di lasciarti vivere una vita che non è la tua.
Non è un atto di egoismo
Molte persone temono che ascoltare la propria voce significhi diventare egoiste. Fare solo ciò che si vuole, senza riguardo per gli altri.
Ho visto quasi sempre il contrario. Chi è in contatto con la propria voce non ha bisogno di difendersi dagli altri, perché non si perde più dentro di loro. Riesce a dare senza svuotarsi, ad amare senza scomparire, a dire un no chiaro proprio perché il suo sì è vero.
La voce interiore non ti allontana dalle persone. Ti permette di stare con loro restando anche con te.
Come si torna ad ascoltarla
Non c'è una formula. C'è un movimento, e comincia dal silenzio.
La voce interiore non urla. Non compete con il rumore. Se la giornata è piena di stimoli, di scadenze, di opinioni altrui, lei resta in disparte e aspetta. Per tornare a sentirla serve creare, ogni tanto, un po' di spazio vuoto. Un momento in cui non devi decidere niente, non devi dimostrare niente, non devi rispondere a nessuno.
In quello spazio, all'inizio, arriva solo confusione. È normale. È il rumore di tutte le voci che abbiamo messo prima della nostra. Se resti, se non scappi subito a riempire il vuoto, sotto quel rumore inizia a emergere qualcosa di più quieto e più stabile.
Quella è lei. E più la ascolti, più torna a farsi sentire.
Una domanda che vale la pena tenersi
Ti lascio con la stessa cosa che, in fondo, ho restituito a Gaia.
La tua voce interiore non se n'è andata. È solo rimasta coperta, sotto le voci che hai imparato a mettere prima della tua. Tornare a sentirla non ti renderà egoista o distante dagli altri. Ti renderà più presente, più vera, capace di stare nelle relazioni senza perderti dentro.
E quando è stata l'ultima volta che l'hai ascoltata, prima di quella di tutti gli altri?
Quando è stata l'ultima volta che hai ascoltato la tua voce interiore, prima di quella di tutti gli altri?
Se senti di aver perso il contatto con la tua voce, Cominciare dal Cuore è il percorso personale in cui la ritroviamo, un passo alla volta.