Paure ed emozioni
Consapevolezza emotiva: ascoltare le emozioni invece di controllarle
La consapevolezza emotiva non è imparare a gestire ciò che senti, ma ad ascoltarlo. Come le emozioni, quando smetti di combatterle, tornano a essere una guida.
C'è una parola che uso di rado, quando lavoro con le persone.
La parola è gestire.
Gestire le emozioni. Tenere a bada la rabbia. Controllare la paura. Suona sensato, vero? Eppure ogni volta che qualcuno arriva da me convinto di dover gestire ciò che sente, capisco che siamo già a un passo di distanza dal punto vero.
Perché un'emozione non è un nemico da tenere sotto controllo. È un messaggero. E un messaggero che non ascolti continua a bussare, ogni volta più forte.
Le emozioni arrivano prima del pensiero
Quello che chiamiamo emozione è una risposta che nasce nel corpo prima ancora che la mente le dia un nome.
La paura ti avverte che c'è qualcosa da guardare. La rabbia ti dice che un confine è stato attraversato. La tristezza ti racconta che qualcosa ha avuto valore per te. Perfino la gioia è un'informazione: ti mostra dove sei viva, dove ti senti a casa.
Non sono disturbi da eliminare. Sono il modo in cui la vita ti parla di te.
Il problema non è provare un'emozione. Il problema nasce quando smettiamo di ascoltarla e iniziamo a difenderci da lei.
La differenza tra controllare e ascoltare
Controllare un'emozione significa metterle una mano sulla bocca. Funziona per un po'. Poi quella voce trova un'altra strada per farsi sentire, magari nel corpo, magari in una reazione che non ti spieghi.
Ascoltare un'emozione è un gesto diverso. Vuol dire fermarti un istante e chiederti: che cosa mi stai dicendo?
Ti faccio un esempio semplice. Immagina di sentire salire la rabbia mentre parli con qualcuno. La reazione automatica è reagire, oppure ingoiare tutto e sorridere. In entrambi i casi non hai ascoltato niente. Se invece ti fermi e ti chiedi che cosa quella rabbia sta proteggendo, quasi sempre trovi un bisogno che non era stato visto. Un rispetto che chiedevi. Uno spazio che avevi lasciato prendere.
La rabbia, in quel momento, non era il problema. Era la porta.
Consapevolezza non vuol dire stare sempre calmi
C'è un equivoco che voglio togliere di mezzo.
Consapevolezza emotiva non significa diventare persone perennemente serene, che non si arrabbiano e non hanno paura. Quella non è consapevolezza. È un'altra maschera.
Consapevolezza vuol dire una cosa più concreta: allargare lo spazio tra ciò che senti e ciò che fai. In quello spazio, per quanto piccolo, nasce la libertà di scegliere.
Prima di quello spazio siamo agiti dalle emozioni. Reagiamo, ci difendiamo, ripetiamo gli stessi copioni senza accorgercene. Dentro quello spazio, invece, possiamo ancora sentire tutto, e allo stesso tempo decidere come rispondere.
Non ti sto insegnando a sentire di meno. Ti sto raccontando come sentire con più chiarezza.
Perché a volte non riusciamo a sentire
Molte persone che incontro non hanno perso le emozioni. Le hanno solo coperte così a lungo da non riconoscerle più.
È successo per un buon motivo, quasi sempre. Da qualche parte, nella tua storia, hai imparato che certe emozioni non erano benvenute. Che se le mostravi creavi problemi, o venivi giudicata. Così hai imparato a spegnerle prima ancora di accorgerti di averle.
Non c'è niente di rotto in te. C'è una protezione che a un certo punto è servita, e che oggi forse non ti serve più. Riconoscerlo è già il primo movimento.
Non esistono emozioni sbagliate
Ci hanno insegnato a dividere le emozioni in buone e cattive. La gioia sì, la rabbia no. La calma sì, la paura no. Sembra ovvio, e crea molti danni.
Perché nel momento in cui un'emozione diventa cattiva, smetti di ascoltarla. La combatti. E quello che combatti si irrigidisce.
Una persona con cui ho lavorato era convinta di essere troppo sensibile. Si vergognava di commuoversi, di sentire tutto così forte. Aveva passato anni a spegnere quella sensibilità per sembrare più solida. Quando ha smesso di considerarla un difetto e ha iniziato ad ascoltarla, ha scoperto che era esattamente la sua forza. Quella capacità di sentire era la stessa che, nel suo lavoro, la faceva capire le persone prima degli altri.
Non aveva un'emozione di troppo. Aveva un talento che aveva imparato a chiamare problema.
Ascoltare non vuol dire agire
C'è un ultimo malinteso da sciogliere. Ascoltare un'emozione non significa farne subito qualcosa. Non vuol dire che se senti rabbia devi litigare, o che se senti paura devi fuggire.
Ascoltare vuol dire accogliere l'informazione. Poi, con quella in mano, scegli. A volte l'emozione ti chiede un'azione. A volte ti chiede solo di essere riconosciuta, e una volta vista si scioglie da sola, come un bambino che smette di piangere quando finalmente qualcuno lo prende in braccio.
Sentire e agire sono due momenti diversi. Tenerli distinti è già una forma di libertà.
Un invito, prima di chiudere
Non ti lascio una tecnica. Ti lascio un gesto piccolo, da provare quando vuoi.
La prossima volta che senti muoversi dentro qualcosa di forte, non correre a spiegartelo e non correre a spegnerlo. Fermati tre respiri. Poi prova a darle un nome, il più preciso che trovi. Non paura in generale, ma paura di che cosa. Non fastidio, ma fastidio verso cosa.
Dare un nome vero a un'emozione è come accendere una piccola luce in una stanza buia. Non cambia la stanza. Cambia il fatto che adesso puoi vedere dove metti i piedi.
Le emozioni non sono lì per complicarti la vita. Sono lì per riportarti a te. E quando smetti di combatterle, quasi sempre hanno molto meno da dire di quanto temevi. Perché erano solo un messaggero che aspettava, da tempo, di essere ascoltato.
Quale emozione stai cercando di controllare invece di ascoltare?
Se senti che è arrivato il momento di ascoltare davvero ciò che provi, Cominciare dal Cuore è il percorso personale in cui lo facciamo insieme, alla radice.